08.09.1983. L’altra notte a Modena. Sul palco c’è Siouxie.

Corriere del Giorno, 08.09.1983

Modena – Dopo aver fatto tappa a Rotterdam e a Zurigo, i Siouxie and the Banshees concludono questo breve tour in Europa, suonando a Modena il 6 settembre: l’occasione è stata importante oltre ad essere l’unico concerto in Italia. Ed è stata anche l’occasione di vedere alla chitarra Robert Smith, quello dei Cure.

Ma ci sono altre novità, prima di descrivervi il concerto. I Cure e i Banshees sono forse i superstiti della famosa ondata del ’77 – ’78, infatti, dopo lo scioglimento dei Wire, dopo la morte di Ian Curtis e di conseguenza dei Joy Division, dopo la rottura del Pop Group e la recente notizia dello scioglimento dei Bauhaus, i due gruppi in questione sono impegnati in molti progetti. Robert Smith è entrato a far parte dei Banshees in pianta stabile, sempre continuando a lavorare con Simon Tholrust, ovvero i Cure, pur creando con Steve Severin, bassista dei Banshees, un progetto a due ambizioso dal titolo The Glove.

E’ appena uscito “Like an Animal” del duo con l’inserimento di una voce femminile, già in classifica in Gran Bretagna. C’è ancora da ricordare “The Creatures”, protagonisti Siouxie Sioux e Budgie, del Banshees che, come ricorderete, hanno pubblicato da poco l’album “The Feast”.

Corriere del Giorno, 03.09.1983

Quindi, molto lavoro e pieno sfogo delle proprie aspirazioni e martedì sera, a Modena, erano lì, sul palco, Budgie, Robert Smith e Siouxsie Sioux, i Banshees al completo. In una fresca e stellata serata e dopo una performance abbastanza fischiata dei “Killan Camera”, gruppo italiano, i Banshees incominciano la loro esibizione. E’ stato magico, le prime note di overground, del primo album “The Scream”, hanno mandato subito in visibilio il pubblico, che per l’occasione era quasi tutto in bianco e nero, e con acconciature impossibili. E’ stato con il secondo brano, “Green Fingers” che una decina di punks riuscivano a salire sul palco per abbracciare il loro idolo: Siouxie. C’è stato un attimo di stupore, e mentre Steve Severin e Budgie suonavano regolarmente sul palco, si era creata un’invasione fra punks e forze del servizio d’ordine. Tutto andava bene e lo sbigottimento del pubblico finiva in un lungo applauso, mentre i Banshees continuavano con “Cascade, Melt e Sin in my heart”.

Tutti gli occhi erano puntati su di lei, Siouxie che cantava splendidamente con la sua voce che ti raggiungeva dovunque e Budgie, infaticabile alla batteria, a comporre le bellissime trame ritmiche; Severin, vera sorpresa della serata, con il suo basso creava il tipico suono Banshees. Infine, Robert Smith che alla lettera eseguiva le precedenti creatività dell’ex Hohn McGeoch. Il pubblico è esploso quando i Banshees hanno eseguito, di seguito, “Arabian Nights, Happy House, Spellbound”, brani epici del gruppo che hanno infiammato i quattromila presenti.

Logicamente i Banshees si congedavano da Modena e dall’Italia con due bis notevoli, una versione al limite della religiosità di “Halloween” e una versione splendente di “Israel”, mitico 45 giri del gruppo.

Siouxsie ringraziava e la notte copriva tutto, ma non la registrazione del concerto che già intonava nel registratore e che a Taranto potrete sentire per intero a un gran galà del Tursport, insieme al concerto di Bowie a Monaco di Baviera. Da un brano di Siouxie and The Banshees: “Christine the Strawberry girl, Christine banana split”.

Marcello Nitti © Geophonìe
(08.09.1983)

20.07.1985. Cantami o Diva le macabre liriche del Punk

Siouxsie iera sera al Tursport di Taranto.

Daniela Pinna © Corriere Del Giorno, 21.07.1985

Una diva gotica tra sole e mare: pareva impossibile, ma è accaduto. Siouxsie Sioux, madonna nera del rock inglese, prima signora del punk, ha suonato ieri notte al Tursport in compagnia della sua storica band, i Banshees. Il  “suono oscuro” – così veniva chiamato nel suo periodo d’oro, gli ultimi anni ’70 – è stato felicemente trasportato in mezzo ai colori  (e alla calura) dell’estate tarantina.

Brani nati nel buio delle cantine o nel ritirato appartamento di Siouxsie,  “un seminterrato col pavimento in legno, senza moquette e con poca luce”, come precisava la stessa Siouxsie su Smash Hits qualche tempo fa, hanno creato strane atmosfere nella calda notte estiva. Con piena soddisfazione dei rocchettari locali, dei vacanzieri e dei romantici ribelli metropolitani senza metropoli.

Siouxsie Sioux non rappresenta l’ultima moda canora, non sbanca le classifiche mondiali, non interpreta film d’essai o di successo, ma ha un seguito  personale che non ha pari tra i musicisti della sua generazione. Scomparsi e riciclati i Jam, in inarrestabile declino i Clash, svanita Blondie insieme con i suoi amici newyorkesi, solo Siouxsie resiste sulla cresta dell’onda del dopo punk.

“Non c’è ragione sulla terra per cui questa marcia da funerale debba provocare una così veemente reazione da parte del pubblico”, scriveva qualche settimana fa Ted Muco recensendo per Melody Maker il concerto del gruppo alla St. James 15 Church di Londra. Ma era solo pudore – forse un po’ d’imbarazzo – per l’entusiasmo che traspare dal suo pezzo. “L’incorrotta regina del punk, colei che sputa rose (sic!), ha ancora una voca casta che seduce con calore e fascino: ha acuti debilitanti che impongono la resa di ogni senso”,  prosegue Mico: il quale ha certamente almeno 25 anni.

Colta, cattiva, riservata, senza amici al di fuori della band, senza fidanzato fisso: è questa l’immagine che Siouxsie Sioux ha saputo creare e conservare negli anni. Un tipo che ben si adatta all’autrice di danze macabre e cantilene blasfeme. I suoi brani più celebri, “Icon”, “Cascade”, “Mother I Promise”, parlano di esaltazione della disperazione, Amore & Morte (sempre saldamente uniti) putrezioni varie. Se assurgessero alla dignità di studi per semiologi le liriche del gruppo susciterebbero certo curiosità per il numero di insetti e parassiti che ne sono protagonisti. Stupire e far inorridire, d’altronde, era un obbligo del punk. Con i suoi modi, con i suoi vizi e anche con il suo abbigliamento Siouxsie ha comunque creato una scuola.

Gioielli di plastica, vestiti sado maso, bustini ecc. esistevano ben prima di Madonna (che semmai li ha colorati)  e Siouxsie lo dimostra. E chi non ricorda l’abbigliamento del periodo “piratesco” di Adam Ant, i primi costumi da neo-romantica gioventù degli Spandau Ballet? La signora Sioux e le sue streghe (La Banshee è la donna la cui apparizione annuncia la morte nella mitologia irlandese) sopravvivono a discepoli e imitatori. Sino a riuscire dalle loro nebbie per venire al sole di Taranto. Non resta che chiedersi con Ted Nico: “che bisogno abbiamo di eroina e morte, quando notti come queste ci fanno fare voli così elevati?”

Daniela Pinna © Corriere del Giorno
(21.07.1985)

Primary, vent’anni di live sulle orme dei Cure.

Sui palchi dal 1999, i torinesi “Primary” sono un punto fermo per la promozione dell’arte musicale di Robert Smith & The Cure nel Nord Italia.

Marco Isaia e Riccardo Guido li abbiamo incontrati in occasione di un raduno dark wave tenutosi a Ferrara, e nel vederli sul palco abbiamo immediatamente riconosciuto la loro esperienza e sicurezza tipica delle band ormai collaudate, solide, con la padronanza del repertorio e la professionalità delle esecuzioni che soltanto il tempo e la militanza live possono attribuire. Le storie personali dei Primary, infatti, partono da lontano.

“Fondammo la band nel 1999” – dice Riccardo  (Rik) – ma ognuno dei componenti aveva un’esperienza pluriennale in campo musicale, con numerosi progetti alle spalle, alcuni dei quali ancora attivi.

Abbiamo sempre realizzato la nostra musica originale (con varie formazioni come TeaTime, Umornoir, Merce Vivo, Estetica Noir), ma parallelamente abbiamo sempre coltivato il nostro interesse per l’esperienza delle  tribute/cover band (con gruppi come Mr Frankly The Smiths Cover, Control Joy Division Cover, The Reflex Duran Duran Tribute Band, Sneakers Depeche Mode Tribute Band)”.

Grazie a questa versatilità, i Primary in tutti questi anni sono sempre stati al centro di numerose collaborazioni con altre cover band dell’area torinese: esperienze, queste, tuttora aperte. Marco Isaia (Voce e Chitarra), Luca Lazzaroni (chitarra), Riccardo Guido (basso), Enrico De Stefani (keyboards) e Fabio Prettico (Drums) sono un gruppo di musicisti di lungo corso.

“Nel 1999, grazie alla volontà di un gruppo di amici, trovammo nel mondo immaginario creato dalla musica dei Cure un territorio dove ritrovarsi, divertirsi e appassionarsi alla musica suonata dal vivo. La formazione originaria, (voce, due chitarre, basso e batteria) rimase stabile per diversi anni, fino  all’integrazione delle tastiere, che arricchirono il suono grezzo degli inizi e hanno poi contribuito significativamente ad ampliare il repertorio verso atmosfere più raffinate, ma sempre caratterizzate da un forte impatto live.

 

Dopo un periodo di stasi di alcuni anni, in cui i membri originari intrapresero nuovi e diversi percorsi musicali, il gruppo ha ritrovato forza e motivazione con una formazione che in parte ricalca quella originale e in parte include i membri di un’altra cover band dei Cure di Torino, gli Other Voices, amici e compagni di viaggio del percorso Primary”.

“La formazione attuale (voce, due chitarre, basso, batteria e tastiere) ha ripreso vita con una serie di concerti caratterizzati da una profonda ricerca sonora che spazia ampiamente nel repertorio dei Cure, dai pezzi dell’esordio del 1979 tratti da Three Imaginary Boys fino al 2008 di 4:13 Dream, passando per i classici degli anni ’80-’90 senza trascurare sonorità più cupe e malinconiche che caratterizzano distintamente i Cure nel panorama del dark/gothic rock. Ne sono un esempio i brani meno noti al grande pubblico e a noi molto graditi: spesso li riproponiamo nei live, come quelli tratti da 17 Seconds, Faith, Pornography, The Top, The Head On The Door, Kiss me Kiss me Kiss me, Disintegration, Wish, Wild Mood Swings e Bloodflowers”.

Grazie all’ampiezza del repertorio accumulato in più di venti anni di vita musicale, la band ha proposto in diverse occasioni delle serate “a tema”, dedicate a diversi album dei Cure, suonati interamente dal vivo in occasione di importanti ricorrenze temporali. Ne sono state un esempio le serate intitolate “Primary play Pornography”, “17seconds x 40 years” e “30 years of Disintegration” dedicate interamente a tre degli album più belli della discografia dei Cure.

Abbiamo chiesto ai Primary se abbiano mai conosciuto o incontrato direttamente The Cure.

“Purtroppo no” – ci dicono Rik e Marco –  “ma il nucleo originario della band si conobbe proprio ad un concerto dei Cure, nel 1996. Tre anni dopo iniziammo a suonare con una formazione embrionale, con l’attuale cantante nelle vesti di chitarrista e un giovanissimo cantante del tutto improvvisato, poi dipartito per divergenze musicali. La formazione attuale conserva ancora due dei membri originari, dopo più di 20 anni di amicizia e musica insieme”.

Nel corso di tutti questi anni, qual è l’opinione che avete maturato sul valore artistico dei Cure e sul loro successo?

“Abbiamo sempre riscontrato, in tutti i concerti, questo  trasporto del pubblico, questa attrazione che la musica dei Cure esercita verso quella “discesa catartica” nel loro  mondo visionario: hanno sempre saputo descrivere atmosfere assolutamente originali,  poi sempre imitate da tutti i gruppi dell’ambiente dark wave. I loro  intrecci di chitarre, i tappeti di tastiere e le liriche evocative  richiamano immagini sognanti e allucinazioni che tutti in qualche modo, prima o poi, vivono nella propria interiorità. E’ una musica profonda, profondissima, quella dei Cure. Addentrarsi là dentro é la nostra impresa quando saliamo sul palco, e condurre il pubblico in questo mondo visionario è ciò che ci gratifica”.

Quali sono le prospettive per una tribute band come la vostra ….

“Suonare è un piacere, purtroppo però ci rendiamo conto che non possiamo farlo diventare una professione. Siamo appassionati, ma ognuno di noi ha i propri (molti) impegni. Non per nulla continuiamo a calcare palchi cittadini, con qualche puntata estemporanea fuori regione (Lombardia, Liguria, Emilia Romagna), sempre molto gradita. Non abbiamo impegni a breve termine, siamo aperti ad occasioni che ci facciano stare bene e che possano offrire la nostra musica agli appassionati e a chiunque apprezzi la musica dei Cure”.

Quella di una coverband è una cultura che guarda al passato: l’approccio ad un nuovo pubblico attuale rende difficile la comprensione di messaggi artistici che richiedono una preparazione musicale e una conoscenza differente da quella ormai imperante?

Forse i Primary sono una tribute band anomala, che non si trucca, che non scimmiotta i Cure e che suona i Cure senza atteggiarsi troppo da Cure: noi pensiamo a questa musica come a un  “veicolo” che emotivamente può condurre chiunque in quel mondo effimero, in quella oscurità dei sogni in cui capita, talvolta, di voler sprofondare. Noi crediamo che queste sensazioni possano essere colte e vissute anche da un pubblico che non conosce in modo specifico l’arte dei Cure: ci emoziona sempre riuscire a trasmetterla e osservare il modo in cui essa venga recepita”.

Marcello Nitti © Geophonìe

(07.04.2021)

 

SYNNE SANDEN | “Sentire” e rinascere.

E’ stato appena pubblicato un E.P. di sei brani dell’artista norvegese, intitolato “Swallowed”  (2021, Nordic Records).

Nel campo dell’arte, esprimersi in solitudine e in raccoglimento è qualcosa di necessario per splendere di consapevolezza e verità: osservare se stessi, e riconoscere le proprie sofferenze, è il percorso che aiuta l’artista ad esprimersi in totale sincerità.

Synne Sanden, musicista norvegese, crea e modella la propria arte ricamando armonie che richiamano dolore e rinascita. La sua musica è colma di verità, carica di umana sofferenza in cerca di libertà.

Da pochi giorni Synne Sanden ha pubblicato “Swallowed”, un EP di sei brani che  ad occhi chiusi ci accompagna in un mondo immaginario e solitario intriso di atmosfere ed emozioni evocative di vuoti esistenziali.

Una relazione sofferta e soffocante può celare alla radice problemi mai risolti, o ancora di più, mai affrontati. Il cercare di imporre la propria forza conduce in un luogo dove i sogni di bellezza vengono annullati con freddezza.

La potenza evocativa prodotta dal dolore viene espressa in arte da Synne Sanden, nel suo lavoro realizzato in collaborazione con Øyvind Blikstad che interviene con maestria orchestrando momenti di calma apparente e furore di riscatto.

 

 

Apre Skeleton che abbiamo ascoltato nell’ultimo album “Initiation” e l’arte di Synne Sanden si afferma subito: un cantato struggente e toccante fugge dal legame di forza e dal possesso.Sostenuto da un video bellissimo che racchiude il sentimento delle terre del Nord fatto di simboli e sguardi profondi, si viene trasportati in un sogno danzante e colmo di mistero. Musica avvincente e teatrale. Un capolavoro interpretativo.

 

Dall’inconscio emerge In the Mud, e la scena diventa intima, di fuga e di silenzio per abbandonarsi in Meltdown, che Synne Sanden con voce sublime e sorretta dalle orchestrazioni Wagneriane di Blikstad  esegue con un’interpretazione affascinante.

A seguire Swallowed, il cui tappeto sonoro si fa aritmetico e avanguardista, e dove la voce della Sanden crea un gioiello di intensa emozione: un brano da palcoscenico di altissimo livello.

Paint your fence è stupenda. Un inseguirsi di stati d’animo qua e là sostenuti dalle meravigliose fughe di Blikstad.Una ricerca chiara, forte e assoluta di libertà da un amore finito, malato e accusatorio.

In sintonia arriva Brick by brick, dolce e rassicurante dove le armonie di Synne Sanden scendono nell’intimo per condurre con amore verso la luce.

Un lavoro di grande evoluzione personale per Synne Sanden. Espressione che proviene dall’Io profondo, per approdare ad una propria dimensione di verità e consapevolezza.

L’unione artistica con Blikstad convince, e il tutto ribolle come lava che accende le speranze e ci conduce a un “sentire” oltre.

www.synnesanden.com

Synne Sanden & Øyvind Blikstad / Swallowed EP 2021

Etichetta | Nordic Records

Marcello Nitti © Geophonìe

06.04.2021- riproduzione riservata

Nocturne, dal Veneto sulle tracce di Siouxsie


Il progetto del prossimo Medimex in Puglia, sul tema del punk-new wave, anche se ancora in fase di definizione, ha destato l’interesse di tribute band nazionali e  circuti culturali, specie nel Nord Italia. Anche i Nocturne continuano a promuovere e diffondere questa musica che dagli anni ’80 sino a tutt’oggi non ha mai smesso di esercitare un fascino notevolissimo.  Alcune formazioni hanno già una storia nel clubbing italiano, altre si propongono oggi, a dimostrazione di quanto ancora vitale sia un genere e un ambiente artistico che continua a proporsi, a rinnovarsi e a produrre.

 “Abbiamo formato la band a Bassano del Grappa in tempi abbastanza recenti, nel 2018” – racconta Ombretta – “nelle prime nostre apparizioni abbiamo esordito con il nome NoBlinkers. L’intento era quello di celebrare le principali bands della new wave come i The Cure, The Sound, Killing Joke e Siouxsie and The Banshees. La formazione era così composta: Shadine Reds (voce); George Blased (chitarra); Mark Hook (basso); Morris Le Baptiste (batteria). In seguito al successo di un nostro  live al Dublin Castle Camden a Londra, il 5 ottobre del 2018 – dove ci era stato chiesto esplicitamente di eseguire solo brani di Siouxsie and The Banshees – la band, rientrata in Italia, ha deciso di cambiare il nome in NOCTURNE – Siouxsie and The Banshees Tribute Band. La formazione è rimasta la stessa ma con l’inserimento un nuovo chitarrista, Luke Ritz. Con lui si è instaurato da subito un rapporto costruttivo e di continua crescita. Siamo un gruppo accomunato da una grossa passione nei confronti di Siouxsie, siamo entrati subito in sintonia”.

Abbiamo chiesto ai Nocturne quali sono state le prime tappe del loro percorso.

 “L’esordio dei Nocturne in Italia è avvenuto al “Vinile” a Rosà (VI) il 12 aprile 2019, luogo cult della scena punk degli anni 70-80-90 e tuttora. Altro locale storico è il Black Star a Ferrara, dove partecipiamo spesso agli eventi principali delle loro programmazioni, come la reunion di band post punk per la festa di Halloween: il  31 ottobre 2019 eravamo lì con altre band nazionali, serata emozionante. Molti appassionati, quella sera, hanno riconosciuto la grinta, l’ermetismo, l’essenzialità e la nostra capacità di reinterpretazione dei brani, noi cerchiamo di riproporli con una nostra visione,  pur mantenendo l’essenza dei pezzi originali”.

La storia musicale dei componenti attuali dei Nocturne parte da lontano …

“Si, è vero. I “Frigidaire Tango”, di cui fa ancora parte Morris Le Baptiste, suonarono come gruppo spalla dei The Sound nel febbraio del 1983”, continua Ombretta. E il batterista Morris racconta: “I Sound avevano in programma alcune date nel Nord Italia, il 14 nei pressi di Bologna (Teatro Disco Puntacapo), il 15 a Milano (Teatro Orfeo), il 16 a Vicenza, il 17 a Firenze (Manila) e il 18 nei pressi di Brescia, precisamente a Rezzato. Dopo quattro date erano terminati i soldi della produzione per pagare le spese dei Frigidaire ma Adrian Borland ci volle con loro per terminare il tour pagando di tasca sua le spese necessarie. Gesto generoso da parte di Borland, persona riservata e discreta”.

Morris ci racconta un altro aneddoto.

“Ricordo che il batterista Mike Dudley si presentava in taxi ad ogni data, faceva il sound-check e rientrava in taxi all’albergo, poi al momento del live ritornava, sempre col suo taxi. Non riuscii mai a confrontarmi con lui riguardo il nostro strumento, preferiva ritornare in albergo e rispettare uno stile di vita sano.  A vederli erano ragazzi tranquilli” – dice Morris – “erano semplici, lo saranno ancora adesso credo … quando però salivano sul palco e iniziavano a suonare si trasformavano. Tutta la loro energia si sprigionava con una forza dirompente alla quale non potevi sottrarti. Il nome della band non poteva essere più azzeccato”.

Abbiamo conversato con i Nocturne parlando dei motivi del loro interesse specifico per Siouxsie.

“Inizialmente l’interesse della band era rivolto a diversi gruppi, come già detto. L’interesse specifico per Siouxsie è nato dopo aver visto il live della band alla “Royal Albert Hall” a Londra, con Robert Smith alla chitarra. In quel concerto strepitoso, dove l’incipit è affiddato alla “sagra della primavera” di Igor Stravinsky, ci sono i brani più belli della discografia dei Siouxsie and The Banshees, da Israel che apre il concerto, a Melt, Painted Bird, Spellbound, Arabian Knights, Monitor, Sin in my heart, Halloween: tutti brani raccolti nell’album “JuJu” dove la chitarra fa la differenza con John McGeoch.  

E’ l’album più apprezzato dalla critica, e considerato anche da noi una pietra miliare del post punk proprio per l’utilizzo non convenzionale della chitarra e le performance vocali di Siouxsie. Amiamo molto anche gli album precedenti, naturalmente: “Kaleidoscope” con tracce come Happy House, Christine, Paradice Place e “The Scream” che fu un punto di riferimento per altre band importanti del periodo come ad esempio per i Joy Division, e che raccoglie brani per noi fondamentali, come Hong Kong Garden, The Staircase e Mirage”.

E’ un momento difficile per i progetti ….

“I progetti futuri, vista l’emergenza Covid, si focalizzano sulla ripresa dei live nei luoghi ove la musica dei Siouxsie and The Banshees è apprezzata. Recentemente, grazie alla presenza nella band di Morris,  abbiamo iniziato a scrivere brani inediti. I “Frigidaire Tango” sono un’origine di cui andiamo fieri, fu una band che agli inizi degli anni ‘80 attirò l’attenzione dell’ambiente musicale alternativo. Proprio in questo periodo, visto il riposo forzato, ci stiamo dedicando agli arrangiamenti, ma anche alla nascita e allo studio di un nostro nuovo progetto”.

Chiediamo ad Ombretta, la Siouxsie della band, quale possa essere il senso di una tribute band oggi, con una musica che guarda al passato ed un pubblico attuale ormai lontano dal clima culturale di quegli anni ….

“I Nocturne cercano di riproporre i brani dei Siouxsie and The Banshees richiamandone, quanto più fedelmente possibile, alcune di quelle atmosfere sonore. E’ uno spettacolo che cerca di trasmettere anche il valore di certi dettagli: l’aspetto visivo ha la sua parte, il make-up pesantissimo, la parrucca nera, quegli abiti sado-maso, erano lo specchio di un disagio e delle difficoltà che la società di quei tempi esprimeva anche attraverso l’abbigliamento, oltre che attraverso i testi e le sonorità. Tutto aveva un significato ben preciso e per comprendere i messaggi di questi gruppi punk occorreva una certa sensibilità musicale, una preparazione. Il prodotto artistico che emerse da tutto questo fu di alto livello, creò una nuova estetica, il fascino suadente e inquietante, ma allo stesso tempo elegante di Siouxsie Sioux, fu di grande impatto, fu un personaggio originale ed eclettico. L’attuale cultura musicale è ben lontana da quelle atmosfere. L’attuale mercato, le trasmissioni televisive sono legate all’apparire e ad “avere tutto subito senza fare fatica” …  sappiamo benissimo che non funziona proprio così!”

Il Medimex potrebbe essere un momento di grande festa, con incontri speciali che gli “addetti ai lavori” hanno desiderato per lunghi anni.

“Abbiamo letto sui giornali che tra i nomi degli artisti richiesti potrebbe esserci proprio quello di Siouxsie, sarà difficile, sappiamo che lei è lontana dalle scene da diversi anni, ma chissà: noi vogliamo sperare. E ci piacerebbe tanto essere lì. Un raduno delle migliori tribute band italiane sarebbe un momento di aggregazione che passerebbe alla storia, e che difficilmente si ripeterà. La manifestazione del Medimex ci sembra adatta, vista la varietà dell’offerta di eventi e la pluralità di location che pare possano essere scelte, tra i capoluoghi e quei fantastici Comuni della provincia pugliese. Conosciamo bene la storia della new wave degli ’80, e di quei primi eventi che si realizzarono proprio lì”.

(04.04.2021) Marcello Nitti © Geophonìe