Stasera The Sound. Ecco il loro ultimo ellepì.

“Heads And Hearts” dovrebbe essere il disco della definitiva affermazione del gruppo inglese. Borland & soci stanno insieme da quattro anni e nonostante siano riusciti a destare l’interesse della critica e degli addetti ai lavori non hanno ancora conquistato il consenso popolare che è in definitiva la molla per fare di più col futuro lavoro.

Non è la prima volta che un gruppo inglese non riesce a vendere dischi nella propria terra: vale per tutti l’esempio dei Genesis, che all’inizio della loro carriera venivano ignorati anche dalla critica inglese mentre avevano conquistato la fiducia di quella italiana e di quella continentale e soprattutto vendevano dischi con facilità.

La tournèe  che The Sound stanno tenendo in questi  giorni in Italia potrebbe far scattare quel meccanismo sufficiente a far entrare nelle classifiche l’album “Heads And Hearts”, il primo vero a lunga durata dopo “Jepoardy” dell’80,”From The Lions’ Mouth” dell’anno dopo, “All Fall Down” dell’82 e “Shock Of Daylight”, il primo inciso per la Statik del gruppo Virgin.

“Heads And Hearts” comprende undici brani, tutti con idee abbastanza originali e con il rock a comune denominatore. L’iniziale “Whirlpool” è in un certo senso il biglietto da visita dell’album con un ritmo trascinante basato su una frase ritmica che rimane ben impressa (si badi bene che però sfiora soltanto l’orecchiabilità); la successiva  “Total recall” è invece costituita su un efficace giro di basso con chitarra acustica e tastiere che completano l’atmosfera su cui si erge la voce solista di Adrian Borland. “Under You” iniziò con un fraseggio fra il basso di Graham Bailey e la batteria di Mike Dudley in cui si inserisce anche la chitarra e ad un certo punto appare il sax dell’ospite Jan Nelson; forse un tantino anonima è “Burning part of me” pervasa dalle tastiere di Colvin Mayers e sottolineata in maniera egregia dalla voce di Borland. La facciata si chiude con “Love is not a ghost” che più di tutte le altre si avvicina al repertorio dei leggendari Doors di Jim Morrison per la sua staticità esecutiva.

Gira il disco e “Wildest dreams” si snoda su un tessuto ritmico eccezionale con la chitarra di Borland ad avventurarsi in un assolo per poi intgrarsi con il resto della strumentazione. E’ la volta di “One Thousand Reasons” che dopo un inizio decadente si snoda in un incedere epico. Davvero stimolante è “Restless Time”, uno degli episodi più effervescenti della facciata con un ritmo sostenuto fino alla fine. Più pacato è invece “Mining  For Heart” che riesce a creare un’ atmosfera ostinata (in bella evidenza il basso e il tessuto delle tastiere). “World As It Is” colpisce per il nervoso incedere rock e nella sua relativa brevità ha un sapiente punto di forza; chiude questa seconda facciata “Temperature Drop” che nel nuovo rock proposto dai quttro Sound è forse il compendio più geniale.

Dopo l’ascolto di questo disco l’attesa per il concerto tarantino del Tursport è davvero notevole e suciramente non rimarranno delusi quanti si aspettano da questo gruppo  quegli stimoli sufficienti per continuare a sperare in un microcosmo musicale più creativo

Franco Gigante
18.05.1985, Corriere Del Giorno